ALABARDE...che passione!
Ieri sera si è discusso in merito all'alabarda della nostra compagna di sventure. Dato che il il blog andava aggiornato ho pensato di mettervi un po' di storia di questa arma, al fine di capire meglio da dove viene e soprattutto a cosa serviva.
Quest'arma viene usata in Cina, e più in generale in Oriente, da tempo immemorabile ed è nota col nome di Guan dao. Fu introdotta in Europa nel XIII secolo. I primi ad usarla, nel vecchio continente furono le popolazioni Germaniche a Nord delle Alpi (e in seguito gli scandinavi). In particolare, si tende ad attribuire la sua origine Europea all'attuale Svizzera. Questo ci viene indicato anche dal nome stesso dell'arma: "Alabarda" è un termine di derivazione tedesca: HELM-BARTE, composto da HALM(E)=asta e BARTE(mod.BARTHE)=ascia. Ovvero "ascia in asta". Nel tempo la T da Alabarta è diventata una D, per influsso francese.
Un altra teoria ipotizza che questa parola, in realtà, derivi dall'arabo EL-HARBET che possiamo tradurre con l'espressione specie di lancia, ma ad essere sinceri nel web non ho trovato molte voci a supporto di tale tesi.
La parola Hallenbarte è menzionata per la prima volta dal poeta svizzero von Würzburg nel XIII secolo. In seguito Johannes von Winterthur cita l'alabarda come arma innovativa, usata nella battaglia di Morgarten (1315).
L'alabarda era economica da produrre e piuttosto versatile in battaglia. Essa era nota per il suo grande peso e per i potenti fendenti della sua scure, tanto da guadagnarsi presto un posto tra le armi comunemente usate nelle battaglie. In seguito vennero apportate modifiche come l'allungamento della punta, al fine di fungere meglio da lance o picche (sovente era utilizzata per respingere gli assalti di cavalleria), e l'aggiunta dell'uncino, opposto all'ascia, con lo scopo di tagliare le zampe delle cavalcature o semplicemente di sbilanciarle. Talvolta i fusti venivano anche rinforzati con placche di metallo allo scopo di renderli più efficaci anche nello scontro contro armi come spade o asce. Da qui, però, si capisce che questa arma iniziava ad acquistare un peso davvero spropositato. E' per questo, Gabri, che la maggior parte delle alabarde di quell'epoca hanno piccole asce: per far fronte a questi problemi, ma anche a questioni estetiche, venivano progettate con una scure dalla lama piccola, molto sottile o che presentava aperture per ridurne il peso. Tuttavia, nonostante quello che pensassi io, questa sembrava essere un arma davvero ben concepita, e pare che la sua efficacia in battaglia fosse notevole, specie in mano ad alabardieri esperti come gli svizzeri. Essi ne fecero l'arma primaria dei loro eserciti,seguita dalla picca, dalla spada bastarda e dal pugnale. Anche i Lanzichenecchi, come moltissimi eserciti del vecchio continente, copiarono questa arma e la inserirono nei loro schieramenti come supplemento alle picche.
Tuttavia, quando questa arma iniziò a divenire prevalentemente un arma di difesa, magari in protezione alle lente ricariche degli archibugi, e per impedire assalti di cavalleria ai danni dei moschettieri, allora iniziò a scomparire dai ranghi dei picchieri. Questo processo, in molti casi prese il via verso la fine del XVI secolo. Ovviamente non in Svizzera, dove invece si avviò una produzione di massa, sempre alla ricerca di innovazioni per l'alabarda.
Ad ogni modo essa fungeva anche da arma per i corpi di guardia, e a tale scopo la sua diffusione rimase immutata in tutta Europa. L'alabarda veniva assegnata anche come arma in dotazione a ufficiali di basso rango in diverse unità di fanteria di vari eserciti europei.
Infine, in araldica l'alabarda è simbolo di buona guardia e virtù guerriere ed è anche un'allegoria della famiglia che, forte e armata, vigila sul proprio avvenire. La città di Trieste ne ha una nel suo stemma.
Come al solito Wikipedia è davvero stupendo!

2 Commenti:
si non c'è male,ma se spunti la punta e accorci il manico diventa un arma piu guardabile e sopratutto molto,molto piu letale!
viva i Nani!
Nano del cazzo!
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